Elisa Valandro | Turkmenistan
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Turkmenistan

Turkmenistan

La caduta dell’U.R.S.S. ha provocato un vuoto di potere, economico ma anche culturale all’interno delle Repubbliche del Centro Asia; a causa dell’instabilità politica si sono create le premesse per la formazione di regimi dispotici e l’arricchimento di una particolare élite.

Imponendo culture nazionali si vogliono annullare le forme tradizionali.

Non vi è riconoscimento e protezione delle minoranze presenti sul territorio nazionale, che anzi hanno subito un processo di emarginazione a partire dalla disgregazione dell’Unione Sovietica, che aveva attuato la politica di conservare alcuni aspetti del paesaggio culturale preesistente per dimostrare come fossero diverse sia la nuova ideologia che le città di stampo comunista, inoltre lingue e culture locali venivano represse o valorizzate in modo strumentale alla costruzione di un equilibrio che configura un’altro aspetto della politica del divide et impera; simbolo della presenza russa e dell’ideologia della supremazia culturale, dei confini moderni e della fine dell’unità tribale.

Secondo Appadurai, l’identità non genera violenza, ma è attraverso di essa che si costruisce l’identità, cioè producendo una nuova identità si distrugge quella precedente, si annienta la realtà per uguagliarla all’immaginario, per mantenere il primato simbolico.

In molti Stati di Nuova Indipendenza si è assistito ad un fenomeno di attribuzione di significato a monumenti e tradizioni in linea con la politica delle Nuove Repubbliche.

Antichi miti e monumenti vengono esaltati in quanto evocatori di un passato glorioso padre del popolo contemporaneo, su di loro viene fondato il discorso nazionalista della nuova classe politica.

Il patrimonio culturale, materiale e non, diviene uno strumento politico: la memoria storico-culturale è mezzo per legittimare il potere.

La legge per la protezione del patrimonio storico e culturale del Turkmenistan mostra i segni ben radicati di un legame ancora forte con il passato sovietico ed il suo retaggio culturale, infatti se la Legge sovietica esaltava lo Stato socialista e la Grande Rivoluzione origine dello Stato stesso, la Legge turcomanni incentra la sua retorica sulla turkmenicità del patrimonio, processo intrapreso dal Presidente Niazov a partire dall’ Indipendenza dall’U.R.S.S. che prevedeva di cancellare le opere artistiche e culturali fatte durante il periodo di dominazione sovietica, come il macero delle opere letterarie in lingua russa per lasciare spazio alle opere prodotte dalla cultura turcomanna. questo non ha provocato altro che la cancellazione della memoria di  un popolo e lasciato vuoti gli scaffali delle biblioteche.

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